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L’Alternativa ambientale, l’ora dei fatti e delle proposte

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Seguono alcune proposte emerse a seguito della partecipatissima assemblea dello scorso 5 febbraio. Commentiamole, condividiamole, miglioriamole assieme!

Ci troviamo di fronte ad un panorama ambientale molto complesso e che ha subito, nel corso del tempo, molte trasformazioni.

Riteniamo indispensabile partire dall’accettare e rendere chiaro, da parte di quella politica ed istituzioni spesso silenti, che il disastro ambientale in Campania, passato e presente, esiste. Non riguarda solo quel determinato territorio e quella determinata popolazione ma, ha bisogno di un monitoraggio approfondito nel tempo, nei luoghi, e nelle cause. Se siamo a questo punto deve essere chiaro che questa disastro è dovuto a più cause e vanno dunque prese tutte in considerazione.

La Terra dei Fuochi, in particolare, non può essere derubricata ad una problematica esclusivamente legata “agli stili di vita”. E che queste parole siano giunte dal Ministro alla Salute Lorenzin, la dice lunga sull’approssimazione, da un lato, e subalternità di certa politica agli interessi sullo smaltimento rifiuti, sui vecchi e nuovi incenerimenti dei rifiuti, dall’altro.

Riportare e riconoscere la gravità delle questioni in campo e delle ripercussioni che purtroppo già oggi, queste sì, incidono “sugli stili di vita di un’intera popolazione”, è l’obiettivo prioritario atteso che negli ultimi anni, di fronte alle grida di dolore, ai ripetuti allarmi paventati e costantemente verificatisi, alle richieste di verifiche e monitoraggi di Movimenti, Associazioni e di alcune Forze Politiche, si è risposto con la FORZA dello STATO, come ad esempio il 29 agosto 2004 per l’Inceneritore di Acerra, o accusando i Cittadini di catastrofismo e allarmismo ingiustificato, o peggio del NO Ideologico.

Il velo è caduto, tuttavia!

Il 30 dicembre 2015 il nuovo Report dell’ISS certifica un’altra verità, ben poco rassicurante.

In 55 Comuni di Napoli e Caserta la mortalità e ospedalizzazione per cancro risulta sopra la norma per le patologie oncologiche, dalla mammella all’apparato urinario, ma anche con maggiore frequenza al fegato, allo stomaco, al pancreas, al polmone, alla laringe, al sistema linfatico. E la colpa ormai acclarata è riconducibile all’esposizione a “un insieme di inquinanti ambientali”, emessi o rilasciati da “siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e/o combustione incontrollata di rifiuti pericolosi e solidi urbani”. 

Nello stesso periodo il nostro Paese “scopre” i PM10 come pericolosissimi inquinanti per la salute, blocca le Città ai veicoli e limita le fonti di riscaldamento domestico, ma non incide sulle emissioni degli impianti industriali, tra cui gli Inceneritori. E si propongono nuove norme per limitare i PM10, da un verso, dall’altro con lo Sblocca Italia si mettono in cantiere ben 8 Inceneritore da ubicare tra il Centro-Sud del Paese. Coerenza!

Infine, il collegato ambiente alla Finanziaria 2014 all’art.9 prevede per gli impianti di combustione con potenza termica superiore a 300Mw la predisposizione da parte del proponente di una Valutazione di Impatto Sanitario (V.I.S.). Ebbene, per l’unico Inceneritore della Campania, nel 2007 il Consiglio Comunale di Acerra chiese a tutti i livelli Istituzionali una V.I.S. sull’Inceneritore, perché già prassi consolidati in U.E. Quella delibera fu il risultato del fermento dei Comitati, dei Movimenti e di una lungimirante amministrazione. ERAVAMO AVANTI DI 10 ANNI!!

Alla luce di tutto questo, se ancora fosse necessario, ribadiamo che l’Inceneritore di Acerra va chiuso!

Ora le proposte!

Salute: Il Ministero della Salute taglia 203 esami per “inappropriatezza”, quelli cioè che non sono sempre ritenuti necessari. I medici potranno essere sanzionati nel caso di “abuso”. Le conseguenze per i cittadini? Se non ricorrono le condizioni elencate nel documento del ministero, dovranno pagare la prestazione di tasca propria. L’obiettivo: risparmiare 7 miliardi entro il 2017.

Questa scelta inciderà fortemente sull’accesso ai servizi minimi essenziali, creando una forbice ancor più grande tra chi potrà privatamente permettersi in tempi brevi gli esami, e chi invece dovrà rinunciarvi perché non nelle possibilità economiche e sociali per accedervi.

La Terra dei Fuochi non può essere tale a seconda delle convenienze!

Proponiamo che:

– la Regione Campania sospenda l’applicazione del Decreto sino al suo passaggio nella Conferenza Stato-Regioni, opponendosi in tutte le sedi possibili;

– il Ministero della Salute e la Regione Campania, dopo aver riconosciuto le problematiche relative alla Terra dei Fuochi, approvino “protocolli specifici” per le analisi di prevenzione e monitoraggio dei suoi Cittadini, potenziando e non tagliando servizi, garantendo i L.E.A. sin da età giovanissima, alla luce di quanto rilevato dal Report dell’ISS, in collaborazione con i medici di base, in rete con le ASL territoriali. Questi esami devono monitorare un numero superiore di persone abbassando il limite di età oggi determinato a dopo i 45 anni.

Si imponga una revisione dei P.U.C. di tutti i Comuni favorendo la chiusura dei centri storici al traffico, un diverso sistema di trasporto interno, valorizzando car e bike sharing, piccoli mezzi di trasporto interni ad idrogeno e/o elettrici, incentivando gli impianti solari anche condominiali. Solo così si incide sulle quotidianità, non certo con le Ordinanze!

Si avvii la V.I.S. retrospettiva sull’Inceneritore e sugli altri impianti presenti: l’abbiamo chiesta 10 anni fa. Oggi è Legge!

Bonifiche e agricoltura: Serve un cronoprogramma delle attività di bonifica con contestuali coperture economiche, visto che nei territori ricadenti nei SIN solo lo 0,2% è stato bonificato, solo il 21,5% caratterizzato e analizzato, per circa il 74% nulla è stato realizzato1. Per le bonifiche chiediamo massima attenzione e trasparenza, l’ausilio dell’ANAC, affinchè chi ha inquinato non faccia propria l’opera di bonifica, riciclando così capitali illegali e sporchi: “Pecunia non olet”.

La problematica delle bonifiche, che sia acqua, terreno o aria, è molto complessa e difficile da sviscerare poiché presuppone specifiche tecniche e conoscenza: le proposte arrivino da esperti agronomi indicati con approvazione popolare e che vengano prese in considerazione tutte le proposte miranti alle riconversione e ri-fertilizzazione dei terreni per riavviare una buona e controllata agricoltura. Prima e florida economia di queste zone.

E’ fondamentale tutelare anche i consumatori e quindi gli agricoltori di speculazioni economiche: proponiamo un Marchio d’Area da applicare a tutti i prodotti agricoli con conseguenti certificazioni regionali di qualità.

Inoltre, proponiamo che tutti i Comuni si dotino di un Ufficio Ambiente e Agricoltura, sostenuto da tecnici specializzati regionali.

Roghi tossici: il problema dei roghi sui nostri territori non si è assolutamente risolto, semmai diminuito solo in determinate aree, come invece ci si vuole far credere. Bisogna aumentare il monitoraggio delle zone colpite individuando “CHI” alimenta lo sversamento dal trasporto alla sua origine. Spesso ci troviamo di fronte a scarti industriali di fabbriche che lavorano “a nero” e quindi non possono, sia per motivi legali che economici, usufruire dei giusti canali di smaltimento. Si può partendo dagli scarti risalire ai produttori: rafforziamo le verifiche sui territori da parte di nuclei specializzati. Bisogna attivare le telecamere sulla rete provinciale istallate ma non operanti ed estenderle dove non vi sono.

Piano rifiuti urbani e pericolosi: Importante è tenere distinti i due piani poiché spesso nel passato si è utilizzato lo smaltimento dei rifiuti urbano per mascherare il rifiuto pericoloso portandolo nelle discariche anche legali. Il piano rifiuti deve tener presente la logica di “rifiuti zero” molto difficile da attuare poiché tocca spesso interessi degli industriali e tutto l’enorme universo delle aziende di raccolta, smaltimento e riciclo.

Non bastano le delibere fotocopia su Rifiuti Zero: bisogna attuarle! Si incentivi l’uso di beni ecosostenibili, dei prodotti sfusi e/o riutilizzabili, intervenendo come alcuni comuni virtuosi fanno, con sgravi sulla TARSU.

Moratoria industrie inquinanti: riconoscere la Terra dei Fuochi significa agire per superarla. Questo è possibile solo, bloccando e/o riconvertendo tutte le aziende a forte impatto ambientale presenti, puntando invece sullo sviluppo e applicazione di energie rinnovabili e compostaggio. Allo stesso tempo si vieti l’autorizzazione ad altre aziende inquinanti sull’intero territorio.

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