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Acerra: perché non resti un’occasione mancata

Acerra è una città che custodisce ricchezze straordinarie e criticità importanti. Lo suggerisce la sua estensione: 54 km quadrati al confine tra le Province di Napoli e Caserta, attraversati dall’ultimo lembo ancora visibile della Campania Felix. Lo suggerisce ancor più la sua storia passata e presente, laboratorio di sperimentazioni politiche ma anche terra di frontiera e periferia inascoltata, teatro di violenza e cantiere di resistenza attiva. Ricchezze e criticità che si intrecciano e si condizionano reciprocamente se si pone come cardine di ragionamento il territorio, non intendendolo solamente come un’estensione, non quindi come una semplice dimensione spaziale, un luogo fra altri luoghi. Territorio come complessità di sedimentazioni storiche, culturali ed economiche. Il nostro punto di vista parte tuttavia esattamente dallo spazio, nella sua declinazione fisica. La terra della quale parliamo è quella della quella dell’agricoltura un tempo florida ed oggi depressa, quella del patrimonio storico-archelogico per gran parte ancora da portare alla luce, quella delle sorgenti rinate e dei boschi ormai scomparsi, quella oggetto negli anni di sversamenti abusivi, violentata e truffata, ricoperta da un’espansione urbanistica troppo spesso abusiva o caotica e di predaggio, quella consumata dall’illusione di un’industrializzazione incompiuta ed incompresa. Negli ultimi decenni in particolar modo, abbiamo assistito al cambiamento radicale della nostra terra, al suo cambio morfologico e funzionale e non sempre vi è stato in corrispondenza la costituzione di una nuova identità socio-economica. Acerra resta pertanto una città che non è più e non è ancora, un incompiuto dalle molteplici espressioni, una continua possibilità mancata, dove ognuno sceglie la propria specifica caratterizzazione specifica e incolore. Mille volti ognuno diverso ed in competizione con gli altri, una massa che invece di voler diventare comunità preferisce parcellizzarsi in infiniti sottogruppi ognuno portatore di propri valori ed interessi che siano essi culturali o economici, leciti e meno leciti. Crediamo che i fenomeni di esasperato soggettivismo e spesso spietata competitività derivino dalla mancata definizione di un’identità collettiva. Valorizzare il territorio, proiettare Acerra nel futuro. Non ci interessa parlarne con nostalgico rammarico di quello che non è stato, vogliamo tentare, alle condizioni oggettive ormai date, provare a dire come dovrebbe essere. Nel fare questo è indispensabile che si consideri Acerra inserita in un contesto più ampio, a volte totalmente disomogeneo, altre volte simile per caratteristiche. Ed è indispensabile considerare Acerra in un processo dinamico che la vede territorio prima della città metropolitana di Napoli, poi della regione Campania ed in ultimo città italiana ed europea. Vanno messi a fuoco nel parlare di problematiche e ricchezze quegli aspetti che possono alimentare una nuova idea di sviluppo della nostra città che punti a creare una identità collettiva e una nuova soggettività socio-economica. La crisi generale di sistema che vive il Paese deve diventare il telo scuro retrostante la rappresentazione di quello che vogliano essere. L’obiettivo più generale della nostra analisi è ragionare sulle possibilità di creare sviluppo ma soprattutto lavoro e reddito di dignità nel nostro territorio attraverso la sua corretta gestione, la sua salvaguardia e la sua valorizzazione. A queste premesse aggiungiamo uno strumento ed un metodo: un programma da scrivere assieme, questo spazio multimediale su cui operare.

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