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Lavoro e reddito

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Introduzione del reddito comunale di cittadinanza, strumento di dignità per combattere le camorre e la povertà.
Gestione in-house dei servizi di mensa scolastica: Il Comune provvede in proprio, con la partecipazione attiva degli agricoltori, dei panificatori e più in generale degli attori della filiera alimentare, alla gestione del servizio mensa, a favore delle scuole e più in generale della collettività. La mensa comunale, oltre a soddisfare un servizio, è il naturale centro per la promozione dei prodotti del territorio e per sviluppare politiche attive nel campo alimentare ma anche del controllo di qualità dei prodotti locali e dei materiali utilizzati per il confezionamento dei cibi, preferendo quelli ecosostenibili.
Rilancio delle attività commerciali attraverso l’organizzazione del Borgo commerciale incentivando l’imprenditoria giovanile per una complessiva rivalutazione e riqualificazione della città e del centro storico.
Rilancio dell’area industriale (vedi ambiente e territorio)

Seguono le proposte da cui, un anno e mezzo fa, abbiamo iniziato a costruire il nostro programma partecipato.

Dal 2012, con la riforma Fornero prima e con il Jobs Act poi, abbiamo assistito ad un attacco frontale ai diritti ed alle tutele delle lavoratrici e dei lavotarori. Una piaga che oltre agli effetti disastrosi sull’economia del Paese ha prodotto rassegnazione e solitudine nei luoghi di lavoro. Un mondo del lavoro senza tutele è schiavismo, è un mondo che lede la dignità degli ultimi e pretende di monetizzarne le coscienze: la cancellazione dell’articolo 18 e la riforma delle pensioni Fornero sono l’ultimo tassello di un processo che da vent’anni cancella progressivamente il diritto al futuro per i più giovani. In questo contesto già degradato, la scelta di depotenziare il contratto collettivo a nazionale, da parte del governo Renzi, ha prodotto un abbassamento drammatico delle retribuzioni associato spesso ad un aumento delle ore di lavoro effettivo, con una marginalizzazione discriminatoria dei sindacati. Questo percorso normativo ha avuto un impatto ancor più devastante al sud, con un aumento esponenziale delle situazioni di indigenza. In un tessuto sociale già malridotto, la riduzione del potere contrattuale dei lavoratori ha prodotto un incremento di casi di discriminazione da un lato e dell’emigrazione di massa dall’altro. Acerra è l’emblema della periferia disagiata che paga nella sua carne viva lo scempio delle politiche del Governo. Come immaginare un punto di svolta per la nostra città? La Campania Felix ci richiama alla nostra storia e quindi alle nostre responsabilità: la creazione di una filiera di produzione e distribuzione delle eccellenze agricole, certificate e garantite dalle Istituzioni, non può restare il sogno nel cassetto di qualche visionario. Ma se da un lato vi è l’eccellenza da valorizzare, dall’altro, parimenti, serve intervenire in maniera decisa sulla situazione di una parte del nostro territorio, violentato nelle sue radici da fonti di inquinamento più o meno legali: la bonifica e la riconversione d’uso dei terreni inquinati sono parole irrinunciabili per chi vuole dare gambe al futuro, senza limitarsi all’emergenza del giorno. Una bonifica partecipata, prodotta, controllata e salvaguardata assieme alla popolazione residente, contro il rischio di clientele o peggio ancora infiltrazioni criminali: una fonte di reddito, ma soprattutto un nuovo modo di intendere la propria comunità. Esiste poi l’altra faccia della medaglia della disoccupazione: quella dello sfruttamento dell’occupazione e del lavoro sommerso. Crediamo che un sussulto delle coscienze non debba e non possa nascere da un atto di mera denuncia: il problema è più radicato e più radicale. Redistribuendo le risorse e riducendo gli sprechi della cattiva gestione, vogliamo istituire un reddito minimo di dignità destinato ai soggetti maggiormente colpiti dalla crisi e più esposti allo sfruttamento e alla miseria. Una cifra che da sola non pretende di risolvere un dramma economico ben più profondo, ma che vuole garantire in maniera mirata ed efficiente l’accesso a beni e servizi minimi ai giovani e alle famiglie disagiate della città: una somma da spendere negli esercizi commerciali del nostro territorio, così da produrre un effetto virtuoso nel rilancio dell’economia della città.

2 comments on “Lavoro e reddito

  1. Nicola scrive:

    Propongo una riflessione che va oltre l’intento del progetto di questo sito. Sarebbe utile capire anche da quali presupposti nasce il nostro progetto di alternativacerra. Non possiamo limitarci a qualche buona idea per amministrare la città.

    Il contesto politico – economico internazionale ci deve far riflettere sulle scelte, indispensabili, per fare un passo in avanti nella costruzione di una società comunista. Tutti i parametri economici ci prospettano una società sempre più industrializzata e iniqua. La distribuzione della ricchezza e delle risorse passa attraverso una riorganizzazione degli orari di lavoro e delle politiche sociali di sostegno al reddito. Si deve lavorare di meno e quando non si lavora si deve ricevere un reddito universale per il diritto all’esistenza e alla partecipazione politica. Il forte aumento di produttività, dovuto all’informatizzazione dei mezzi di produzione, ci permette oggi di ragionare sulla distribuzione delle risorse e dei beni prodotti, in termini universali di piena soddisfazione dei bisogni primari di tutta la popolazione mondiale. Il lavoro deve diventare un elemento essenziale ma limitato dell’esistenza. La cultura e la partecipazione alla vita sociale deve diventare un parametro fondamentale del livello di sviluppo dell’economia. La finanza, intesa come speculazione parassitaria delle dinamiche dell’economia reale, deve scomparire e lasciare il campo a una moneta puramente finalizzata allo scambio di merce e servizi.
    In epoca di guerra globale, restringere e vincolare i diritti della persona, favorisce irrevocabilmente le politiche conservatrici delle destre e dei sentimenti disgregatori della convivenza planetaria. Anche i terroristi sono figli dell’attuale sistema economico, lo rinforzano riportando in fermento rancori religiosi e nazionalisti, mostrando di nuovo una suddivisione del pianeta per influenza geopolitica e non per lotta di classe internazionalista.
    La sinistra politica e di movimento si trova ad affrontare una scelta fondamentale per la ricostruzione di una politica di classe e rivoluzionaria. La sacrosanta rabbia delle nuove generazioni non può essere indirizzata verso il più povero e sfruttato o verso chi scappa dalla guerra e dalla fame. I rapporti economici e sociali ci rendono solo un elemento qualsiasi degli ingranaggi che permettono al sistema capitalista di continuare a fare profitto. Si autotutelano salvando banche e grandi imprese con la fiscalità generale, ridistribuiscono i debiti e si accaparrano i profitti. Per quanto tempo può ancora andare avanti così? I luoghi e i tempi della dialettica politica sono canalizzati in mezzi di informazione ormai obsoleti e di facciata. Giornali e tv sono appiattiti in discussioni sterili e limitative del potere democratico popolare. La politica internazionale è controllata dalle potenze occidentali, la politica economica è regolata e imposta dagli organi comunitari, la politica monetaria è nelle mani della banca centrale europea. La nostra capacità di reazione è flebile, la nostra rivendicazione di salario e reddito per tutti non intercetta le tematiche ambientaliste, dell’immigrazione, delle guerre neoimperialiste, del diritto alla casa, e in generale di una prospettiva neocomunista della trasformazione della società. L’evoluto livello tecnologico del sistema economico produttivo potrebbe aprire la porta a nuove forme di organizzazione delle attività umane. Partecipare al ciclo produttivo dando piena soddisfazione al bisogno di affermazione della propria identità e socialità, distribuire i proventi, sarebbe la grande rivoluzione a cui aspirano i tanti compagni che ancora oggi lottano per una società comunista senza disuguaglianze e sfruttamento. Ripartire da una ridefinizione del concetto di classe, approfondire il significato di totalizzazione del rapporto di capitale e di individuo produttivo sociale, affrontare la globalizzazione come opportunità di riequilibrio dei rapporti internazionali, ampliare la libertà dello scambio di merci alle persone e alle risorse naturali, superare le divisioni ideologiche e religiose con la tutela dell’individuo nel suo ambiente naturale, può darci la possibilità di riorganizzarci su rivendicazioni più adatte ai nostri tempi, più comprensibili ed aggreganti.
    Le esperienze di movimento dei disoccupati e di occupazione di spazi abbandonati è la forma più evoluta di riorganizzazione di classe dei nostri tempi. Rivendicare il lavoro e spazi di socializzazione, fuori da qualsiasi logica clientelare e di spartizione, è l’elemento fondante dal quale vogliamo partire per individuare una nuova prospettiva di lotta comunista. Ricongiungere le esigenze di studenti, disoccupati e lavoratori in un percorso comune di conquiste sociali immediate e di opposizione politica a lungo termine, è il nostro obiettivo.
    Nella fase storica in cui la stragrande maggioranza della popolazione mondiale dovrebbe essere interessata e indirizzata al superamento del sistema economico capitalista, manca una proposta politica chiara e concreta del percorso rivoluzionario che ci può permettere di approdare ad un sistema economico comunista, in cui la collettivizzazione di risorse, mezzi di produzione, beni e servizi sia la regola del vivere civile per le prossime generazioni.

  2. Claudio scrive:

    Nicola, il tuo lungo intervento ci permette di affrontare alcune questioni importanti.
    Chiaro che l’amministrazione locale è legata a quelle che sono le scelte strategiche del Governo Nazionale e Regionale, che soprattutto sulla sfida del lavoro e lotta alla povertà; si soffre nel nostro paese perchè esiste troppa differenza tra chi ha più e chi meno, ma non solo in termini economici, ma anche in termini di gestione del potere. Lampante è la stagione che dura da diversi anni, durante la quale si sono tolti sempre più progressivamente diritti dei lavoratori a favore di guadagni per le grandi aziende italiane, questo stato di cose chiarisce che la voce dei pochi ricchi è molto più forte dei tantissimi, proprio nelle stanze del governo. Detto questo, e in attesa che cambino l’ordine di forze in Italia, l’idea di #alternativacerra è proprio questa, permettere alla popolazione tutta di costruire e progettare una visione di città, e di autogovernarla insieme e per il bene comune. Tenendo presente che il lavoro e abbassare i livelli di disoccupazione sia primario nella nostra città, e che l’amministrazione può tanto in termini di progettualità e strategie per lo sviluppo; e facendo una cosa che è veramente rivoluzionaria, tenere come priorità i più deboli, anche quando bisogna chiudere i bilanci e far quadrare i conti.
    Come raggiungere questi obiettivi lo decidiamo assieme con tutti, anche con quelle esperienze di movimenti dei disoccupati e di occupazione di spazi abbandonati che sicuramente non si sottrarranno alla discussione.
    Un Abbraccio

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